Affondare i processi o usarli per affondare il governo?/ 6
I due estremismi di piazza e la morte della parola garantismo
Quella tra estremi rimedi ed estremisti di piazza è una falsa dicotomia. Dunque, da una parte ci sarebbero i garantisti a senso unico per colletti bianchi e gli uomini del potere; dall’altra il giustizialismo giacobino e populista, che vuole abbattere il tiranno a colpi di processo. Né gli uni né gli altri si pongono il problema di governare il paese. Ogni ora sul Foglio.it verranno pubblicati interventi sul tema "Affondare i processi o usarli per affondare il governo?" Leggi Dove porta l’eccitazione di piazza contro il processo breve - Guarda la puntata di Qui Radio Londra Non vogliono il processo a Berlusconi, vogliono abbatterlo - Leggi gli altri interventi di Mario Staderini
22 AGO 20

Né gli uni né gli altri si pongono il problema di governare il paese.
A vederli bene, i due fronti sono entrambi giustizialisti: uno per esigenze di potere collegate al giudiziario. L’altro, per esigenze di repressione necessarie a coprire l’incapacità di affrontare le grandi questioni del nostro tempo.
A vederli bene, i due fronti sono entrambi giustizialisti: uno per esigenze di potere collegate al giudiziario. L’altro, per esigenze di repressione necessarie a coprire l’incapacità di affrontare le grandi questioni del nostro tempo.
I garantisti a corrente alternata diventano così giustizialisti scatenati in nome della sicurezza, pronti ad accettare che le carceri restino i luoghi di tortura dove sbattere gli ultimi, gli immigrati irregolari e i fumatori di canapa. Quelli che gridano vergogna, dimenticano le barricate a casa quando si utilizza il diritto penale per governare le emergenze sociali che la politica oramai nemmeno conosce più.
E così si criminalizza tutto e le leggi diventano esse stesse criminogene. Su questo, sia la demagogia da stato etico che quella giustizialista vanno d’accordo, e infatti insieme hanno affossato le misure alternative al carcere.
E così si criminalizza tutto e le leggi diventano esse stesse criminogene. Su questo, sia la demagogia da stato etico che quella giustizialista vanno d’accordo, e infatti insieme hanno affossato le misure alternative al carcere.
Certo, la magistratura si è trasformata in un potere che ora risulta difficile, se non temerario, disciplinare, ma come si può pensare che i processi si accorcino per legge anziché con una diversa organizzazione del sistema giustizia?
In nome dell’anti terrorismo e dell’anti mafia, attraverso la stratificazione di leggi speciali, sono stati riconosciuti alla magistratura, e in particolare alle procure, poteri eccessivi e un ruolo di supplenza della politica, a danno innanzitutto dei magistrati capaci ed effettivamente indipendenti. Tanto è vero che sulla questione corruzione, connotato endemico di un regime dove l’unica legge effettivamente vigente è quella dell’arbitrio oligarchico che produce illegalità e violenza, né a destra né a sinistra ci si è mai preoccupati di prevedere norme che la prevenissero prima che reprimerla.
In nome dell’anti terrorismo e dell’anti mafia, attraverso la stratificazione di leggi speciali, sono stati riconosciuti alla magistratura, e in particolare alle procure, poteri eccessivi e un ruolo di supplenza della politica, a danno innanzitutto dei magistrati capaci ed effettivamente indipendenti. Tanto è vero che sulla questione corruzione, connotato endemico di un regime dove l’unica legge effettivamente vigente è quella dell’arbitrio oligarchico che produce illegalità e violenza, né a destra né a sinistra ci si è mai preoccupati di prevedere norme che la prevenissero prima che reprimerla.
Ecco perché l’anti democrazia italiana ha bisogno dello sporco, di promuovere nei colossei mediatici quelli che vogliono farla finita con qualcuno o qualcosa piuttosto di chi propone e lotta per una riforma che sia morale e legislativa.
Di fronte alle spallate giudiziarie la questione rimane sempre la stessa: chi riempie il vuoto? Nel ’94 fu Berlusconi. E ora chi e cosa, un asse con Tremonti o Formigoni, con Bossi o Maroni?
Di fronte alle spallate giudiziarie la questione rimane sempre la stessa: chi riempie il vuoto? Nel ’94 fu Berlusconi. E ora chi e cosa, un asse con Tremonti o Formigoni, con Bossi o Maroni?
Ogni ora sul Foglio.it verranno pubblicati interventi sul tema "Affondare i processi o usarli per affondare il governo?"
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di Mario Staderini